AL TRIESTE SCIENCE+FICTION FESTIVAL

Trieste, va a “The Squirrel” il premio Inaf

L'Inaf-Event Horizon Award 2026, un premio per il cinema che parla di scienza, è stato assegnato al film di Markus Lehmusruusu, che immagina un futuro senza animali e natura. Una distopia tecnologica che interroga il rapporto tra biodiversità, progresso e libertà, mettendo in discussione l’idea che una vita sempre più sicura e controllata sia necessariamente una vita migliore

     04/11/2026

Che cosa resta della vita quando, nel tentativo di eliminare ogni rischio e ogni imperfezione, finiamo per eliminare anche la natura e le emozioni? È la domanda al centro di The Squirrel, il film scritto e diretto dal regista finlandese Markus Lehmusruusu, vincitore del premio Inaf-Event Horizon Award 2026, consegnato ieri sera nell’ambito della 26esima edizione del Trieste Science+Fiction Festival.

Il presidente di giuria Stefano Cristiani (Inaf), il produttore del film Misha Jaari, l’attrice co-protagonista Mimosa Willamo, Paolo Tozzi (Inaf) e Michele Scarcia, designer e realizzatore del premio. Crediti: Erin McKinney

Ambientato in un futuro in cui gli animali sono scomparsi e la natura è stata progressivamente esclusa dall’esperienza quotidiana, il film racconta una società che ha scelto di affidare alla tecnologia la gestione di ogni aspetto dell’esistenza. Un mondo pulito, ordinato e apparentemente perfetto, nel quale anche le emozioni e i parametri biologici sono sottoposti a controllo, ma dove la ricerca del benessere rischia di trasformarsi in una rinuncia alla spontaneità e alla libertà individuale.

In The Squirrel, la questione non è tanto se la tecnologia possa migliorare la vita, quanto piuttosto quali siano i costi di un progresso che cerca di eliminare tutto ciò che non è programmabile. Dunque un’opera che utilizza la fantascienza per interrogare criticamente il rapporto tra innovazione e ambiente, tra sicurezza e libertà, tra ciò che può essere costruito e ciò che non può essere sostituito.

Il protagonista, Pasi, progetta animali domestici sintetici in una società che ha sostituito gli esseri viventi con alternative artificiali, più controllabili e compatibili con gli standard di sicurezza. Quando si imbatte in quello che sembra essere l’ultimo scoiattolo vivente, decide di proteggerlo, entrando in conflitto con le regole che governano il suo mondo. L’incontro con l’animale e con Emilia, una funzionaria incaricata di verificare le irregolarità, apre una crepa in un sistema che sembra non lasciare spazio all’imprevisto.

Un frame del film “The Squirrel” vincitore del premio Inaf-Event Horizon 2026. Crediti: Bufo2025

Lo scoiattolo diventa così il fulcro di una riflessione sul rapporto tra artificiale e naturale. Non è soltanto il simbolo di una biodiversità perduta, ma una presenza irriducibile alla progettazione: un essere vivente imprevedibile, scomodo e fragile, che non può essere semplicemente adattato a un ambiente costruito per garantire il massimo comfort. Paradossalmente, neppure lui riesce a stare bene in quel mondo artificiale che pretende di proteggerlo.

È proprio questa contraddizione a rendere il film particolarmente interessante.

Con l’assegnazione dell’Inaf-Event Horizon Award a The Squirrel, l’Inaf riconosce, come si legge nella motivazione,“il merito del fim di aver immaginato, con ironia lieve e rigore visivo, una distopia che non nasce da una catastrofe ma da una scelta: una società che, affidando alla tecnologia il controllo di corpi, ambienti ed emozioni, ha cancellato la natura e con essa l’imprevisto. In un mondo bianco, asettico e privo di animali, l’incontro con uno scoiattolo vero risveglia nel protagonista uno sguardo curioso, scientifico, verso l’irriducibile imprevedibilità della natura, spingendolo fuori da schemi piatti e ripetitivi. La scienza, come la vita, nasce dallo stupore davanti a ciò che sfugge al nostro controllo: un mondo senza sorprese è anche un mondo senza scoperte. The Squirrel di Markus Lehmusruusu affronta con originalità temi centrali per la scienza contemporanea: perdita di biodiversità, legame evolutivo tra l’uomo e gli altri viventi, limiti del progresso tecnologico orientato esclusivamente alla sicurezza e al comfort. E ci ricorda che sopravvivere non equivale a vivere”.

La distopia immaginata da Lehmusruusu non è il risultato di una catastrofe o dell’imposizione di un regime totalitario, ma di una successione di scelte apparentemente ragionevoli. Eliminare il pericolo, ridurre il disagio, controllare le emozioni e sostituire ciò che è naturale con alternative più efficienti: ogni passaggio sembra promettere un miglioramento, fino a produrre una società alienante e incapace di accogliere la complessità dell’esistenza.

La grafica ufficiale della ventiseiesima edizione del Trieste Science+Fiction Festival. Crediti: Trieste Science+Fiction Festival.

L’assenza di colore e la sterilità degli ambienti contribuiscono a rendere visibile questa condizione. La perfezione formale coincide con una progressiva perdita di vitalità, mentre la sorveglianza e la regolamentazione del comportamento rivelano i limiti di un sistema che pretende di controllare tutto senza riuscire davvero a comprendere ciò che rende viva una persona.

Il film richiama alcuni temi classici della fantascienza distopica, dal Mondo nuovo di Aldous Huxley a Gattaca, ma li rilegge alla luce di questioni particolarmente attuali: la perdita della biodiversità, la crescente mediazione tecnologica dell’esperienza quotidiana e la tendenza a considerare ogni elemento imprevedibile come un problema da risolvere.

Il futuro immaginato da Lehmusruusu inquieta perché mostra la nostra rinuncia progressiva alla natura in nome della comodità. E suggerisce che, nel tentativo di rendere il mondo perfettamente efficiente, potremmo finire per cancellare alcune delle condizioni essenziali della nostra stessa umanità.

Il premio Inaf-Event Horizon Award

Il premio, promosso dall’Istituto nazionale di astrofisica, è stato assegnato da una giuria composta da ricercatori, giornalisti e appassionati di cinema: Chiara Badia, Stefano Cristiani (presidente di giuria), Vincenzo Fabrizio Cardone, Fabrizio Fiore e Laura Leonardi. Il riconoscimento valorizza le opere cinematografiche che affrontano con efficacia narrativa e originalità temi scientifici rilevanti e innovativi, favorendo il dialogo tra scienza, immaginazione e cultura. Il premio, disegnato e realizzato dall’artista Michele Scarcia, quest’anno è stato consegnato da Paolo Tozzi dell’Inaf di Arcetri.

Istituito nel 2023, in occasione dei 60 anni del primo Festival internazionale del film di fantascienza di Trieste, l’Inaf-Event Horizon Award prende il nome dall’orizzonte degli eventi di un buco nero, il confine oltre il quale nemmeno la luce può sfuggire. Un’immagine evocativa per un premio che intende riconoscere il cinema capace di esplorare le frontiere della conoscenza e le conseguenze delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche sulla società e sulla condizione umana.

Guarda il trailer del film The Squirrel su YouTube: